Trapianto capelli:
Storia della chirurgia del trapianto di capelli: Anni 70 e 80
prima di giungere alla moderna tecnica di trapianto sopra descritta vi furono negli anni successivi alla scoperta di Orentreich alcune sostanziali modifiche procedurali per perfezionare l’intervento che si dimostrarono però fallimentari. Nel ventennio 1970-1980 vennero introdotti gli innesti a isola o a spina (plug), che prevedevano l’inserimento di 8-10 capelli per volta attaccati ad un lembo di pelle circolare del diametro di 3-4 millimetri.
La naturalezza estetica derivante di tale trattamento era nella maggior parte dei casi scarsa e il risultato finale poteva essere imbarazzante poiché particolarmente visibile ad occhio nudo soprattutto per i pazienti con i capelli dritti e scuri e la cute chiara. Inoltre per arrivare a coprire una cute con una calvizie mediamente estesa bisognava ricorrere ad un elevato numero di sedute.
Era infatti possibile innestare un massimo di 800 capelli per volta, durante interventi che occupavano due medici per volta e che prevedevano che venissero anche effettuate delle piccole riduzioni di cute per il ridimensionamento della zona da trattare. Un intervento altamente dispendioso anche dal punto di vista economico. Una delle maggiori controindicazioni per questa tipologia di intervento era l’elevato numero di piccole cicatrici di forma rotonda che si creavano nell’area donatrice. Altro effetto negativo la necessità di continue riduzioni di cuoio capelluto effettuate per salvare preziosi innesti utili al trapianto frontale.
Da tenere in considerazione negli anni ’70 è anche la tecnica ideata dal chirurgo argentino Juri che propose la rotazione di lembi. La tecnica prevede che venga trasportata una striscia di cuoio capelluto da una zona ricoperta di capelli ad una glabra, ruotandola sulla zona da ricoprire, senza però che essa venga staccata del tutto, ma lasciandola attaccata alla testa in un punto, modo da mantenere un peduncolo vascolare nutritizio. Questa tecnica, oltre a presentare delle difficoltà nella sutura della zona donatrice, non riesce a conservare il naturale senso di ricrescita del capello, ottenendo n risultato all’apparenza artificioso. Tuttavia questa tecnica è un prezioso aiuto in chirurga oncologica, in cui viene utilizzata per ricoprire un’apertura chirurgica conseguente all’esportazione di un tumore.
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