Trapianto capelli:
Storia della chirurgia del trapianto di capelli: 1960
Il dermatologo statunitense Norman Orentreich fece una scoperta destinata a rivoluzionare la moderna chirurgia estetica. Egli infatti osservò che anche nei soggetti in cui vi era una evidente calvizie esisteva una zona (per lo più posteriore laterale) in cui i capelli risultavano permanenti, non destinati cioè a cadere nemmeno in tarda età. L’idea di Orentreich fu di spostare tali zone nelle aree glabre. Egli sviluppò così la teoria della “dominanza del donatore” in base alla quale gli innesti vengono trasferiti dall’area occipitale, contenente capelli, all’area frontale calva. I capelli trapiantati mantengono le loro caratteristiche peculiari e continuano a crescere, portando così alla risoluzione permanente del problema estetico.
L’evoluzione della tecnica ideata da Orentreich ha permesso di perfezionare alcuni aspetti dell’autotrapianto eliminando quello che poteva essere considerato l’unico difetto dell’intervento: l’effetto “bambola”. Questo risultato artificioso e poco naturale, si creava perché gli innesti eseguiti erano di dimensioni molto grandi e davano luogo ad una fila regolare di ciuffetti equidistanti fra loro. La moderna tecnica di trapianto non fa altro che rimpicciolire questi innesti. Si ottengono così mini-innesti contenenti pochi capelli o addirittura micro-innesti detti anche trapianto monobulbare in qui si ha lo spostamento di un solo capello per volta.
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